Novilara ha una storia molto affascinante anche perché parte di essa rimane ancora un mistero da svelare.
Novilara, incantevole collina che digrada verso il mare Adriatico, è un’oasi di ulivi, vigneti e boschi.
Abitata sin dall’Età del Bronzo e del Ferro, quest’area custodisce un patrimonio archeologico straordinario.
Scavi archeologici, iniziati nel 1892-1893 e proseguiti con ritrovamenti casuali (come durante bombardamenti bellici o lavori stradali), hanno riportato alla luce necropoli con oltre 300 tombe, arricchite da corredi funerari di grande valore: armi, gioielli, vasi e sei stele funerarie decorate, uniche in Italia per la loro arte e le misteriose iscrizioni preistoriche ancora indecifrate.

In epoca romana, Novilara conserva il suo carattere rurale, con il nome derivante dal latino nubilaria (“granaio”), un riferimento ai magazzini di frumento che rifornivano la zona.
Durante il Medioevo, la sua posizione strategica a 200 metri sul livello del mare la rende un punto conteso tra barbari e Bizantini, grazie alla vista privilegiata sulle colline marchigiane e il mare Adriatico.
La Pieve di San Michele, citata già nel XIII secolo, è un gioiello storico con elementi romanici, sebbene non si conservino documenti anteriori alla sua menzione.

Immerso tra le verdi colline delle Marche, il castello di Novilara racconta una storia avvincente, fatta di battaglie, ricostruzioni e celebrazioni memorabili.
Nel 1321, la fortezza originaria crolla sotto i colpi delle feroci contese tra le famiglie Montefeltro e Malatesta, che si disputavano il controllo di queste terre strategiche. Ma Novilara non si arrende: a metà del XIV secolo, Pandolfo Malatesta (nel ritratto sopra) dà nuova vita alla rocca, ricostruendola con imponenti mura e un cassero.
Non si tratta solo di una fortezza, però: la rocca diventa una splendida residenza, simbolo del potere e del prestigio dei Malatesta.
Il capitolo più scintillante arriva nel 1475, quando Costanzo Sforza riceve il castello in feudo.
Per celebrare le nozze con Camilla d’Aragona, il 26 maggio, Novilara si veste a festa. La salita al castello si trasforma in un palcoscenico di scenografie mozzafiato, con apparati di benvenuto che incantano nobili e ospiti. Un evento che segna la storia di questo luogo, rendendolo un emblema di splendore rinascimentale.

Nel cuore del Rinascimento, Novilara si trasforma in un centro di cultura e bellezza grazie a Baldassarre Castiglione (nel ritratto qui sopra), che diventa proprietario del castello intorno al 1505.
Il celebre umanista, autore de “Il Cortegiano“, fa arredare la Torre di Novilara con l’eleganza raffinata del gusto rinascimentale, creando un ambiente degno di un intellettuale del suo calibro.
È qui che Castiglione ospita il grande Raffaello, suo amico e genio dell’arte, e probabilmente compone parti del suo capolavoro letterario, un trattato che definisce l’ideale del gentiluomo di corte.
La Torre diventa anche uno scenario d’ispirazione per Raffaello, che immortala Castiglione in un celebre ritratto, un’opera sinfonica dai toni grigio-bruni che cattura l’anima del suo amico. Questo dipinto, oggi ammirato in tutto il mondo, lega indissolubilmente Novilara al fermento artistico del Rinascimento.

A metà del XVI secolo, Novilara brilla sotto il dominio di Guidobaldo II Della Rovere, che trasforma la Torre di Novilara in un gioiello rinascimentale per la sua sposa, Lucrezia d’Este (nel ritratto sopra).
Con raffinati interventi decorativi, tra stucchi eleganti, camini sontuosi e un loggiato dorico, la Torre diventa un simbolo di splendore e prestigio, riflettendo il gusto sofisticato dell’epoca.
Questo angolo delle Marche si conferma un crocevia di arte e potere.
Nel 1631, con l’estinzione della dinastia dei Della Rovere, il ducato di Urbino passa alla Chiesa di Roma, e Novilara viene affidata ai Granduchi di Toscana.
La storia della Torre, tuttavia, subisce un duro colpo nel 1723, quando un crollo ne segna il declino, lasciando dietro di sé solo il fascino delle sue memorie rinascimentali.

Nel XVIII secolo, Novilara si afferma come un faro di cultura grazie al collezionista Annibale Olivieri.
La sua villa, trasformata in un vivace centro di studi antiquari, diventa un punto di ritrovo per eruditi e intellettuali, che qui si confrontano su arte, storia e antichità.
Questo angolo delle Marche si anima di sapere, consolidando il suo ruolo di crocevia culturale.
Nel XIX secolo, Novilara abbraccia una dimensione più rurale, punteggiata da eleganti ville neoclassiche e animata da sagre e mercati che scandiscono la vita del borgo.
Oggi, il fascino di Novilara è ancora vivo: la Pieve di San Michele e le antiche mura malatestiane raccontano una storia millenaria, sebbene il paesaggio sia stato in parte alterato da edifici in cemento e da un vistoso serbatoio d’acqua su traliccio, che spezza l’armonia delle colline.

Altro motivo di fascino a Novilara è la necropoli scoperta che ha portato alla luce 3 diverse steli. Ne abbiamo parlato dettagliatamente qui della Stele di Novilara.
In linea generale possiamo dire che rappresenta ancora un mistero per studiosi ed archeologi che ancora non sono riusciti a definire con esatezza quanto ritrovato.

Novilara ha 2 ristoranti storici in cui puoi trovare la cucina tradizionale del posto come le tagliatelle ai fagioli o la piadina:

All’Osteria del Giogo di Novilara il tempo sembra essersi fermato. Qui si respira l’atmosfera autentica di una volta, fatta di tovaglie di carta, bicchieri robusti e piatti in ceramica che raccontano storie. È una cucina verace, senza fronzoli, che parla direttamente al cuore: ogni piatto è un tuffo nella memoria, un frammento di tradizione servito con semplicità e affetto. Anche se è la tua prima volta, ti sentirai subito a casa. Perché al Giogo, più che mangiare, si vive un’esperienza. Vera, sincera. Di quelle che restano.

Maria non ha bisogno di presentazioni. Basta dare un’occhiata ai muri del suo locale per capire tutto: foto, dediche e sorrisi raccontano anni di visite illustri e affezionate, da VIP di ogni genere fino ai buongustai di passaggio. Qui si viene per lei, per le sue mitiche tagliatelle ai fagioli (ma anche al ragù o con i piselli), per la carne alla brace e per quelle piadine spesse e fragranti che profumano di casa. È una cucina che ti riempie – la pancia e il cuore – e che, anche quando hai finito, ti fa venire voglia di ricominciare da capo. Da Maria si torna. Sempre.

Tra i ristoranti di Novilara abbiamo anche una chiusura: La Locanda Ricci. Questo bel risotrante si trovava all’interno del borgo di Novilara, proprio al centro del paesino, ma a Ottobre del 2022 ha chiuso i battenti dopo 10 anni di attività.
Guidato da Bruna Santini, il locale ha avuto un buon riscontro di pubblico, ma dalle parole della chef: il proprietario dell’immobile ha deciso di destinare la sua proprietà ad altri usi.
Un peccato perché la cucina di Bruna è stata caratterizzata da una forte sperimentazione di accoppiamenti “inusuali” nel piatto che hanno stupito e fidelizzato tanti clienti nel tempo.
Cucina tradizionale (specie nei prodotti) ma innovativa negli accoppiamenti.

Il G.S. Novilara Calcio 1975 oggi milita in terza categoria Marche, girone B. Per tutte le informazioni vi rimandiamo alla pagina Facebook.